Al Museo Etnografico del Friuli in mostra le camisole del 700 restaurate

Al Museo Etnografico del Friuli in mostra le camisole del 700 restaurate

Dopo cinque mesi di lavoro di restauro, le camisole settecentesche di manifattura friulana ricamate in seta a fili policromi saranno in mostra presso il Salone d’onore di palazzo Giacomelli, sede del Museo Etnografico del Friuli, all’interno del percorso espositivo “Fiori di ricamo”.

Si tratta di capi maschili del ‘700, una camisola appartenente al Costume di San Pietro degli Slavi e di altre quattro donate ai Civici Musei, nella prima metà del ‘900. 

I gilet, che nella tradizione veneziana vengono chiamati camisole o sottomarsina, sono capi particolarmente raffinati realizzati in sete chiare, taffetas spesso avorio, con eleganti ricami che si ispirano agli esuberanti repertori botanici molto in voga nel Settecento. Fili in sete policrome, lustrini, specchietti, fili argentati e dorati possono impreziosire questi ornati che erano bene in vista.

Il completo dell’abbigliamento maschile era costituito da marsina con bottoniera, sottomarsina, camicia e calzoni aderenti al ginocchio e si ispirava vagamente a una foggia militaresca, rimanendo una costante, mentre mutavano particolari e decori.

L’esposizione è corredata da alcuni dipinti, ritratti di borghesi friulani dell’epoca dove si nota la moda coeva, declinata nella provincia della Serenissima e da materiali che riportano alla tradizione manifatturiera dell’epoca, alla tradizione del ricamo, ai suoi modelli e alle sue declinazioni nei molti accessori, anche femminili, come borsette, grembiuli. Fonte di ispirazione era la natura, ripresa in quaderni di acquarelli, mentre gli imparaticci erano la prima forma di applicazione supportata dalla conoscenza di libri e modelli con repertori di punti di particolare effetto.

Il ricamo classico trova largo impiego anche per l’abbellimento di tessuti semplici, popolari ed etnici con peculiari caratteristiche. Il ricamo a mano su tessuto ha origini antiche, se ne hanno descrizioni nei testi letterari ed era considerato una pratica nobilissima, tanto che ogni regione italiana, ad esempio, era caratterizzata da un particolare ”punto”. Il valore di quest’arte femminile è rimasto intatto, anche quando l’utilizzo delle macchine hanno rivoluzionato le leggi del mercato e la diffusione di capi ricamati economici, il ricamo a mano è rimasto espressione di altissima artigianalità.

L’esposizione, visitabile fino alla fine di agosto, è corredata anche da alcuni dipinti, ritratti di borghesi friulani dell’epoca a rappresentare la moda del tempo, e da materiali che riportano alla tradizione manifatturiera dell’epoca, tra cui alcuni oggetti della collezione di Luciana Molinis.
Il restauro, affidato alle mani della restauratrice Simonetta Giacomini – Restauro Tessili Antichi di Porcia (PN) –,  è durato cinque mesi ed è stato condotto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e la restauratrice Catia Michielan.

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